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Scheda del prodotto


Costruttore: Apple
Categoria: Pc
Luogo d'origine:
Anno produzione: 1999
Catalogato nel: 2015, donato da Massimo Belardi


Descrizione

Presentato inizialmente sul finire del 1997 nella versione beige e poi radicalmente stravolto nel gennaio del 1999 nella celebre veste Blue and White, il Power Macintosh G3 rappresentò la pietra angolare della strategia di rilancio di Apple nel settore professionale. Fu il pilastro desktop ad alte prestazioni del celebre "quadrante a quattro settori" voluto da Steve Jobs per semplificare il catalogo dell'azienda, sostituendo la caotica e frammentata famiglia dei vecchi Performa, Centris e Power Mac serie 7000/8000/9000.

Dal punto di vista dell'architettura hardware, la vera forza della macchina risiedeva nell'adozione del microprocessore PowerPC 750 (G3), progettato in collaborazione con IBM e Motorola. Grazie a un’innovativa gestione della memoria cache di secondo livello (L2) "backside" — connessa direttamente al processore e operante a frequenze fino a metà della velocità del clock della CPU —, il Power Mac G3 garantiva prestazioni di calcolo puro nettamente superiori ai coevi processori Intel Pentium II e Pentium III, consumando un quantitativo di energia decisamente inferiore.

Il vero capolavoro di ingegneria industriale arrivò con la revisione del 1999 (codice in codice Yosemite). Riprendendo il linguaggio estetico traslucido inaugurato dall'iMac G3, la macchina abbandonò il metallo e la plastica grigia per sfoggiare un telaio policarbonato in tonalità "Blueberry" e bianco, con quattro maniglie integrate negli angoli per agevolare il trasporto. La vera rivoluzione fu la scocca con sportello laterale pieghevole: azionando una semplice leva, l'intera parete della macchina si ribaltava verso il basso, fornendo accesso immediato e toolless (senza l'ausilio di utensili) alla scheda madre, alle memorie RAM e agli slot PCI, persino a computer acceso.

A livello di connettività, il modello Blue and White agì da ponte generazionale: fu il primo Mac professionale a integrare le porte FireWire 400 (essenziali per la nascita del video editing digitale con Final Cut Pro) e lo standard USB, pur conservando temporaneamente una porta ADB interna e lo slot per l'architettura SCSI per garantire retrocompatibilità agli studi grafici. Il Power Mac G3 non solo consolidò la leadership di Apple nell'editoria e nella produzione multimediale, ma definì lo standard costruttivo su cui si sarebbe basato l'imminente Power Mac G4.

 
 

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