logo Olivetti   Olivetti S6000



 

Scheda del prodotto


Costruttore: Olivetti
Categoria: mini computer
Luogo d'origine:
Anno produzione: 1979
Catalogato nel: 2022, donato da Carlo Montanelli
Dati tecnici: unità centrale con dischi fissi e rimovibili da 16MB, due terminali composti da base, monitor e tastiera, cavi vari e chiavi frontali e posteriori


Descrizione

La genesi dell'Olivetti S6000 affonda le radici in un periodo di profonda trasformazione per l'azienda di Ivrea. Dopo aver venduto la propria divisione elettronica alla General Electric nel 1964, l'Olivetti aveva infatti perso il treno dei grandi mainframe. Per colmare questo divario ed indebolire il dominio di giganti come IBM e Digital (DEC), l'S6000 fu concepito come il "grimaldello" strategico per cercare di rientrare nel business dei mini-computer.
La svolta operativa avvenne nel 1977, con la decisione di acquisire tecnologia mini-computer dall’americana Microdata. Sebbene basato su un prodotto californiano, il sistema fu sottoposto a un laborioso rifacimento hardware e software per soddisfare le esigenze Olivetti. Questo compito fu affidato al gruppo guidato da Sandro Osnaghi, con figure chiave come Piero Fiorani, Gigi Croce e John Lomas, che trasformarono il software originale Express nel sistema operativo COSMOS II. S6000 entrò sul mercato nel 1979.
Fisicamente, l'S6000 si presentava come un sistema imponente, composto da armadi metallici modulari beige, estremamente pesanti a causa della robusta armatura e dei generosi alimentatori. Nel modulo CPU, con RAM modulabile tra 128 KB ed 1 MB, la memorizzazione permanente dei dati era affidata a dischi con grandi piatti di alluminio ramati che ruotavano in aria libera, con testine che "volavano" sulla superficie sfruttando l'effetto Bernoulli: la capacità variava da 5 a 10 MB. Il sistema, dotato di una console minimale a led rossi per il debug, era in grado di gestire fino a 10 terminali collegati tramite l'interfaccia coassiale current loop, una tecnologia che permetteva collegamenti a distanze anche superiori ai 100 metri.
Il cuore logico della macchina era il sistema operativo COSMOS II, un ambiente multitasking in time-sharing che supportava linguaggi come COBOL, FORTRAN e Pascal per applicazioni gestionali e bancarie. Un tratto distintivo della sicurezza era rappresentato dalle tre chiavette fisiche presenti sulle tastiere dei terminali: esse abilitavano diversi livelli di accesso al sistema, offrendo una garanzia di riservatezza fondamentale per il settore bancario, uno dei mercati di riferimento del prodotto.
Con l'arrivo di Carlo De Benedetti nel 1978 e la successiva spinta verso la "Nuova Linea Sistemi", l'Olivetti iniziò a sviluppare il successore di COSMOS II, il sistema operativo MOS. Nonostante questa evoluzione tecnologica, l'eredità dell'S6000 rimase centrale: i nuovi sistemi siglati Linea 1 o L1 (introdotti a partire dal 1982) ne mantennero la compatibilità a livello di codice sorgente e la tecnologia di collegamento dei terminali, permettendo ai sistemi della "Linea 1" di convivere pacificamente nelle aziende per molti anni. In definitiva S6000 non rappresentò un grande successo per l’azienda (il nostro sembra essere una delle poche macchine sopravvissute), ma pose le basi per la ripartenza nell’area dell’informatica dipartimentale, in un mondo tecnologico in continuo fermento.

 
 

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